Varcata la soglia dei due metri... E continuiamo a salire

Giovedì 4 agosto 2016

Ieri sera abbiamo visto il bel servizio che SuperQuark ha dedicato a WASP (VIDEO QUI) e al progetto Shamballa. Peccato solo che fosse registrato e non sia stato possibile inserire le immagini aggiornate dal campo. Il muro infatti ha già superato quota 2 metri e la stampa prosegue.

E’ in momenti come questi che ci tornano in mente le difficoltà che abbiamo dovuto superare ogni giorno. Ad esempio quando abbiamo dovuto modificare i pattini di scorrimento, perché consumandosi avevano limato la macchina utensile e bloccavano il lavoro. Abbiamo dovuto progettare un pattino nuovo, ma non tutto il male viene per nuocere, visto che la macchina ha raddoppiato la velocità di stampa.

https://youtu.be/K-Oe0XmrYps

Ora, superati i 2 metri, le difficoltà sono altre. Per caricare dobbiamo salire almeno fino a 3 metri. Proviamo pompe di tutti i tipi, ma non c’è niente da fare: il materiale è troppo denso per essere pompato. Così acquistiamo un ponteggio e un montacarichi, colleghiamo il montacarichi al ponteggio e troviamo che questa sia la soluzione migliore per caricare il materiale.

Il problema però si presenta se il materiale finisce quando l’estrusore è lontano dal punto di carico, cosa che succede regolarmente. Come risolverlo? Per fortuna arriva in soccorso il nostro Dennis, che inserisce una posizione di carico materiale nel firmware e un nuovo comando nel menù della macchina. Facile no? Spingendo la voce “carica materiale” l’estrusore viene a noi esattamente nel punto dove lo caricheremo. Dennis santo subito!

Ora possiamo salire tranquillamente fino a 4 metri. Abbiamo raddoppiato la velocità di stampa, abbiamo eliminato il punto di intasamento dell’estrusore, abbiamo posizionato il vibratore in una posizione più consona, abbiamo migliorato i materiali. Non sembrano esserci grossi problemi all’orizzonte. La stampa prosegue.


Ogni giorno un nuovo problema e una nuova soluzione

Martedì 2 agosto 2016

Qui a Shamballa i giorni passano veloci. Ogni giorno un nuovo problema e una nuova soluzione. Ci fa compagnia Radio Paradise, la radio “ufficiale” del cantiere. Ogni tanto qualche curioso del paese si avvicina e non mancano le critiche, tipo “avreste fatto prima col badile e la cazzuola”. La risposta sarebbe facile, “anche chi ha inventato il motore a scoppio avrebbe fatto prima andando a cavallo”, ma sono cose che non si dicono.

https://youtu.be/FCURGLFEpkY

Qualche giorno fa, siamo stati assaliti da un momento di depressione, quando dopo avere stampato per un'intera giornata, un acquazzone improvviso e molto violento ha fatto collassare il lavoro appena eseguito. Per alcuni istanti siamo rimasti lì attoniti a guardare il muro che lentamente si afflosciava. L'impressione era che tutto stesse crollando. Eravamo combattuti fra due stati d’animo: restare a osservare l'inevitabile, o agire facendo il possibile. Ben presto il secondo ha preso il sopravvento. Abbiamo cominciato a scavare con le mani la parte superiore della terra che stava collassando, quella zuppa d'acqua (in pratica solo gli ultimi centimetri) ed è parso evidente che il lavoro fatto nei giorni precedenti non avrebbe ceduto. Così abbiamo ritrovato fiducia e lo sconforto ci ha abbandonato. Poi abbiamo ripreso a stampare e siamo andati avanti fino al tramonto per riportare la stampa al livello dei giorni precedenti, sotto lo sguardo severo del muratore di turno che, scuotendo la testa, continuava a ripetere che avremmo fatto prima ad usare il badile e la cazzuola.

La sera, una ricerca su internet ci ha fatto scoprire che già gli antichi Romani erano maestri nel miscelare i materiali per ottenere ottimi impasti. E soprattutto abbiamo capito che un po' di calce, appena il 5% del materiale, sarebbe stata sufficiente a migliorare del 35% la tenuta complessiva. Insomma: dopo aver stampato più di un metro di casa usando solo terra e paglia, ci siamo resi conto di dover lavorare molto di più sullo studio dei materiali. Il nostro approccio troppo garibaldino ci stava portando fuori strada, stavamo utilizzando una macchina iper efficiente e avanzata senza le necessarie conoscenze sui materiali.

Così abbiamo comprato un metro cubo di sabbia e 10 sacchi di calce, che costano 30 euro. Aggiornando i nostri calcoli, abbiamo scoperto che con circa 100 euro si può stampare una casa. Una spesa che rimane decisamente affrontabile, per cui d’ora in poi useremo la calce per migliorare l'impasto. Fermo restando che, come abbiamo dimostrato, anche senza calce il muro può essere costruito.


Il muro ha superato il metro d’altezza, il lavoro procede bene...

Domenica 24 Luglio 2016

Sul campo di Shamballa è passata una settimana. Il muro ha superato il metro d’altezza, sono state depositate decine di tonnellate di materiale e il lavoro procede bene.

Si tratta prima di tutto di un impegno mentale, un’attività di progettazione a cui segue lo sforzo di alimentare la macchina che, lentamente ma incessantemente, deposita materiale.

Passiamo le giornate a scavare la terra, miscelarla con paglia e acqua per poi gettarla nella molazza. Successivamente, la rovesciamo con dei secchi nell’estrusore. Il tutto accompagnati da compilation musicali o raccolte filosofiche. In questi giorni abbiamo studiato Plotino, abbiamo sposato il pensiero di Meister Eckhart e ci siamo avvicinati alla visione filosofica di Einstein. Abbiamo anche studiato Sant'Agostino d'Ippona, mentre la stampante incessantemente avanzava.

https://youtu.be/GZ22OM3y5sE

Di tanto in tanto dobbiamo ricordarci d’intervenire, a volte per sbloccare l’estrusore perché siamo a un fine-corsa ma, in generale, il lavoro procede in modo abbastanza lineare. La vera difficoltà è riprendere la stampa. Il terrore di ogni maker è la perdita del lavoro, per noi sarebbe molto doloroso dover ricominciare, dovremmo riprendere una stampa che pesa circa 20 tonnellate, tutte spalate a mano e versate nella struttura secchio dopo secchio. Ma come si dice... l’esigenza aguzza l'ingegno e, fino ad ora, abbiamo ripreso la stampa in vari modi: o intervenendo sul file generato da Grasshopper, dove si possono selezionare i singoli percorsi eseguiti, o utilizzando Resurrection System, la funzione presente nel firmware, o utilizzando il Free Z System. In pratica abbiamo tre sistemi di recupero dei file, quindi non è più una reale difficoltà riprendere la stampa.

Sono apparsi, invece, nuovi problemi. Quello principale è che la stampa tende a ritirarsi perché c'è poca sabbia nell’impasto estruso, quindi la stampa non può restare ferma più di 12 ore e tutti i giorni qualcosa va stampato.

Un altro problema che abbiamo dovuto risolvere è il caricamento del materiale. Quando l'estrusore era in salita, abbiamo infilato dei picchetti di legno nel muro appena stampato, montandogli sopra delle assi per poter salire ulteriormente e riempire l'estrusore oramai arrivato al di sopra dei 2 metri di altezza.

Ieri, mentre lavoravo, è riaffiorato il ricordo del vecchio Bruno, il fabbro di Massa Lombarda che con grande forza di volontà sapeva piegare i metalli. Una volta, armato di una mazza e con la fiamma fece un nodo in una barra di metallo di 25 mm a mano libera. Solo chi ha mai provato a lavorare il metallo può capire cosa può voler dire. Mi piacerebbe tanto trovare quel nodo, fatto con la volontà di Bruno, ma questa è un'altra storia...

Ieri, dicevo, una serie di sassi hanno più volte bloccato la stampa. Probabilmente avevamo impastato troppo materiale. I sassi non sono stati tritati adeguatamente, con il risultato che la macchina si è bloccata ripetutamente e noi, con le mani sporche di fango, ci siamo trovati a dover interrompere la stampa e smontare l'estrusore che si trovava già a un'altezza tale per cui era difficile lavorare... anche se ancora più bello. Inoltre, la tensione della macchina lo deformava, per questo, dopo averla smontata non riuscivamo più a rimontare la testa dell’estrusore. Avremmo dovuto portarlo al centro ma, al centro della struttura non potevamo andare perché non abbiamo ancora fatto la porta e, così, abbiamo saldato l'estrusore, modificandolo, in modo da poterlo rapidamente smontare e rimontare. Ieri abbiamo stampato solo 10 cm di muro ma ora l'estrusore è molto più efficiente, è più facile da smontare.

Questo è il momento più importante, dare forma a un sogno in maniera credibile, è l'innesco, e occorre terminare la stampa, concludere le prime costruzioni, e dare importanza all’estetica. Il bello è necessario perché la futura costruzione sarà un reale polo d’attrazione. Ieri saranno venute 50 persone a trovarci e io ero un po' dispiaciuto del fatto che non potevo parlare con loro perché troppo impegnato a lavorare.

 


A Shamballa la casa continua a crescere...

Lunedì, 18 luglio 2016  ore 16:00

Oggi abbiamo ripreso la stampa della prima casa, domenica e lunedì mattina sono trascorsi senza stampare.

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Grazie al forte sole di questi giorni, quando abbiamo ripreso la stampa, ci siamo accorti che la parte precedente si era ritirata di alcuni centimetri. Questo ci porta a pensare che in futuro la stampa non potrà mai interrompersi per un tempo superiore a una giornata, ancora meglio sarebbe ipotizzare una stampa continua ma ovviamente questo dipende dal clima.

I primi 2 giorni di lavoro ci hanno fatto comprendere tante cose.

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La prima consapevolezza è che l'impasto di terra e paglia è molto robusto e allo stesso tempo leggero, inoltre, il percorso di deposizione messo a punto dà ottimi risultati. Il muro appare solido e la doppia elica interna crea un’armatura che dà la l’idea di essere resistente.

La stampa, che era iniziata come una semplice prova, oramai ci ha preso la mano per questo continuiamo a crescere e a gettare materiale. Fino ad ora siamo arrivati attorno a 50 cm di altezza e abbiamo già preparato più di 400 quintali di materiale.

Il lavoro sotto il sole è sicuramente duro ma anche piacevole, siamo tutti migliorati fisicamente, più abbronzati e robusti. Comprendiamo però che la fatica per costruire una casa con l’aiuto delle sole mani è molta. Certo, se affrontata in un’ottica sportiva potrebbe anche essere divertente, tuttavia stiamo pensando di inserire dei sistemi di pompaggio del materiale. Il problema principale, infatti, è caricare l'estrusore con i materiali.

Abbiamo quindi preparato diversi sistemi di pompaggio. Il primo consiste in una pompa a vite, normalmente utilizzata nel settore edile. Il secondo è una pompa di movimento, usata di solito per trasportare i purè di frutta nell’agroalimentare. Si trova già al campo ed è pronto per essere testato. Ora dobbiamo montare un tubo che porti il materiale dalla pompa all’estrusore, dovrà essere sospeso, quindi adeguatamente posizionato dato che quando sarà pieno di materiale diventerà molto pesante.

C'è anche un altro problema da considerare, le perdite all'interno del tubo. Un materiale composto di argilla e paglia è veramente difficile da trasferire perché tende ad aderire ovunque, è sostanzialmente una colla, si attacca persino alle mani. Se anche l'avessimo in un bidone non uscirebbe e rimarrebbe aggrappato alle pareti... andrebbe estratto con le dita raschiandone il fondo. Ora, quello stesso materiale va fatto passare all'interno di un tubo e genererà degli attriti che, moltiplicati per i metri di lunghezza del tubo, porterà a delle dispersioni di energia notevoli.

Questa problematica, ora più che mai, ci appare chiara. Acquisteremo quindi dei tubi di grosso diametro per evitare gli attriti interni, anche se un progetto che possa liberarci dal sistema di pompaggio sta prendendo forma. In primo luogo il problema della pompa è il costo, per queste dimensioni se realizzata su misura va dai 6000€ ai 20000€. Utilizzando un montacarichi e una tramoggia è possibile sollevare il materiale sfruttando molta meno energia e con un costo irrisorio. Un buon montacarichi costa poche centinaia di euro, quindi stiamo valutando l'idea di posizionare un motoriduttore sul montacarichi per estrudere il materiale direttamente dentro la coclea di deposizione. L'idea è di arrampicarsi sulla macchina per attaccare tre catene che convergano al centro, a un’altezza di 12 metri, e di agganciarvi il montacarichi. Con quest’ultimo potremmo sollevare una tramoggia contenente il materiale. Il sistema di motoriduttore posizionato sulla coclea permette di lasciar cadere il materiale necessario nell’ugello durante la stampa.

Uno dei problemi è che anche ieri mi sono spezzato l’unghia di un piede e non so come fare ad arrampicarmi sulla macchina, ma troverò il sistema.

Oggi più che mai le variabili sono tante al campo. Nei prossimi giorni porteremo le macchine di medie dimensioni, le Delta WASP 3MT.

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Ancora non ci sono le tende e il sole batte forte. A volte il vento, che ha già strappato i precedenti tendaggi, ci fa capire come le case siano indispensabili per dare continuità al lavoro. Il nostro progetto è basato su un campo all'aperto che si autoproduce, dobbiamo trovare l’approccio necessario. Le tende sembrano essere una soluzione valida, stiamo cercando i materiali giusti, penso che nei prossimi giorni inizieremo a cucirle personalmente perché acquistarle su misura è molto costoso e, solo dopo aver costruito il tendaggio puoi capire se le scelte tecniche sono buone. Abbiamo già acquistato due tende per un valore di €1200 e ci siamo resi conto che non funzionano adeguatamente, il vento, il sole che gira attorno e la pioggia sono variabili che si possono comprendere solo sul campo.


Partite le sperimentazioni al Parco Tecnologico Shamballa

Sono iniziati i lavori di sperimentazione con l'imponente BigDelta WASP 12MT in via della Cooperazione a Massa Lombarda (RA).

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