CAD Ortopedia ci racconta come ha stampato una protesi per il sig. P
Oggi vi presentiamo un caso studio del gruppo WASP Med, il lavoro di CAD Ortopedia con un paziente amputato amputato alla gamba.
Il lavoro è un esempio interessante di tecnica ibrida tradizionale-digitale nella creazione di una protesi.
Situazione del paziente
“Il signor P, amputato transfemorale, presenta varie problematiche all’invasatura in uso tali per cui la deambulazione è compromessa: zone dolenti, di iperpressione, di discontinuità, che conducono ad un’importante variazione di volume e dimensioni del moncone durante l’arco della giornata.
Acquisizione della forma, correzione e realizzazione della protesi
Con l’aiuto della tecnologia 3D, il suo moncone è stato scansionato tramite uno scanner metrologico a luce strutturata, ed i dati sono stati elaborati via software da tecnico informatico e tecnico ortopedico. Conseguentemente si è passati alla prototipazione di un’invasatura di prova in PLA, notevolmente sottile ed a doppio strato, dunque molto leggera, forata in più punti, di modo da permettere, in fase di rilievo misure, una valutazione accurata e puntuale. Partendo da questa analisi è stato quindi realizzato un invaso in silicone che ricalcasse le modifiche e gli accorgimenti studiati anche grazie al prodotto della stampa 3D.
In questo modo le problematiche prima espresse si sono ridotte con il passare dei giorni, fino a non ripresentarsi. Il cammino è decisamente migliorato, ed il moncone è visivamente più tonico.
Osservazioni sul processo
Questa esperienza è interessante perchè non esiste un vero e proprio metodo tradizionale consolidato per trattare questa casistica, in genere si realizzano invasi di prova che vengono modificati fino a quando non si riesce a risolvere la problematica, con impiego di tempo e personale tecnico per misurazioni successive e prove. L’utilizzo della stampa 3D unita allo scanner metrologico diminuisce notevolmente il tempo di misurazione, produzione dell’invasatura di prova, ed il PLA facilmente termoformabile aiuta l’adattamento; in aggiunta a ciò, parte della lavorazione viene svolta dalla macchina e non dal personale addetto, accorciando tempi di produzione e concentrando l’attenzione del tecnico alla fase di prova.”

















































Molto interessante come progetto,essendo anche io amputato transfemorale,navigo costantemente alla ricerca di aziende che si adoperano per ampliare la possibilità di migliorare la qualità di vita di chi ha un handicap,considerando che anche questo ambito è un business per pochi colossi che si arricchiscono sulle spalle di chi come me è obbligato a rivolgersi a centri specializzati ed essendo invalido civile devo pagarmi ogni protesi extra tariffario.
Complimenti davvero.